L’Erasmus favorisce l’emigrazione?

Erasmus favorisce emigrazione

Da tempo si parla ormai di Generazione Erasmus, ovvero quei giovani che che oggi sono inquadrabili nella fascia 18-35 e che hanno usufruito, usufruiscono e continueranno a usufruire dei benefici del programma Erasmus, che consente agli studenti universitari di studiare o fare un tirocinio in un altro Paese aderente al programma per un periodo di tempo da pochi mesi a un anno e più. Esistono diversi tipi di Erasmus, poiché il progetto varia a seconda dei destinatari, delle destinazioni e del tipo di percorso:

  • Erasmus Plus: il programma di mobilità individuale destinato agli studenti che intendono studiare in un ateneo straniero per un determinato periodo di tempo;
  • Erasmus Traineeship: mobilità individuale per gli studenti universitari che partecipano a un tirocinio presso un’azienda in un altro Paese europeo;
  • Erasmus Mundus: programma Erasmus non delimitato ai soli confini europei, ma anche in Paesi extracomunitari;
  • Erasmus per insegnanti: programma destinato a docenti e personale scolastico o universitario;
  • Erasmus per scuole superiori: programma di esperienze lavorative all’estero destinato a studenti di istituti professionali e licei.

L’opinione generale sul programma Erasmus è positiva, poiché permette a studenti e docenti di confrontarsi con contesti culturali e sociali diversi, studiare in un’altra lingua perfezionandola o imparando a padroneggiarla, acquisire metodi di lavoro diversi rispetto a quelli tipici del Paese di appartenenza e aprire la mente verso nuovi orizzonti. Inoltre, gli studenti che hanno frequentato un Erasmus hanno il 70% di probabilità in più di essere assunti rispetto ai colleghi rimasti in patria.

Tuttavia, con la crescita del flusso migratorio in uscita dal nostro Paese, ovvero della cosiddetta fuga dei cervelli, ci si pone una domanda particolare: l’Erasmus favorisce la fuga dei giovani all’estero?

Chi va in Erasmus

Tra le motivazioni che spingono gli studenti a non richiedere di partecipare al programma Erasmus spicca il costo economico non coperto dalla borsa di studio, mentre preoccupazioni minori sono legate alla lingua straniera e al riconoscimento degli esami sostenuti. Queste e altre ragioni hanno portato a diffondere il sentire comune secondo cui l’Erasmus sia un progetto selettivo, ma in realtà non lo è: solo il 14% degli studenti che non partono non sono stati selezionati per la partecipazione al programma, mentre il 62% della stessa porzione di studenti non ha un background accademico.

I dati farebbero dedurre, insomma, che le motivazioni che spingono gli studenti a non partecipare al programma, siano da ricercare in cause personali o familiari.

Tuttavia, restano tantissimi gli studenti che esprimono un disappunto generale riguardo la mancanza di riconoscimento accademico, istituzionale e curricolare dei programmi di mobilità, oltre a lamentare una leggera mancanza di informazioni e orientamento adeguati.

L’internazionalizzazione degli studenti Erasmus

Veniamo al dunque: il programma Erasmus ha in effetti innescato un processo di internazionalizzazione delle nuove generazioni, che hanno una visione sempre più globale in merito al proprio futuro.

Stando allo studio sull’impatto dell’Erasmus, il 40% degli studenti che hanno partecipato a un Erasmus durante il proprio percorso accademico è partito per un altro Paese, mentre questa percentuale scende quasi alla metà (23%) per gli studenti non Erasmus.

Per quanto riguarda il futuro, il 93% degli ex Erasmus vede la propria realizzazione all’estero, mentre per i non Erasmus la quota cala al 73%.

A quanto pare, i dati sembrano confermare la tendenza secondo cui i giovani che partecipano all’Erasmus siano effettivamente più propensi ad emigrare.

Le motivazioni dietro questa scelta possono essere sia personali che professionali: il 27% degli studenti che hanno partecipato all’Erasmus ha conosciuto la propria anima gemella durante il periodo di mobilità, in linea con un altro dato che riguarda il 33% degli ex Erasmus, che hanno trovato il partner della propria vita in un altro Paese. Professionalmente parlando, invece, il 50% degli studenti che hanno svolto un tirocinio durante l’Erasmus ricevono poi un’offerta da quella stessa azienda.

Fonte: Commissione Europea

La percezione comune, insomma, sembrerebbe corretta, ma c’è da considerare che questo flusso non è esclusivamente in uscita: queste statistiche, infatti, riguardano anche gli studenti stranieri che hanno trascorso parte dei loro studi in Italia e che hanno poi scelto il nostro Paese come meta post-laurea, e se da un lato queste statistiche possono sembrare negative, dall’altro riescono a sfatare il falso mito dei giovani italiani troppo mammoni.

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