Il Recovery Fund della UE taglia Erasmus+?

Unione Europea progetto Erasmus

Dopo lunghi negoziati, a fine luglio è stato firmato dal Consiglio Europeo il Recovery Fund, ovvero un piano di aiuti economici destinato ai Paesi dell’UE per accelerare la ripresa economica dopo la pandemia di COVID-19.

Più che da un fondo pre-esistente destinato alle emergenze, in realtà il Recovery Fund attinge da varie fonti, alcune delle quali non sono altro che i finanziamenti per altri progetti che l’UE porta avanti, tra cui il programma Erasmus+ e tutte le iniziative a esso collegate.

È chiaro e consolidato che in momenti di emergenza, in questo caso sanitaria, prima che economica, alcuni fondi vengono spostati da un’area all’altra. Ciò che preoccupa è l’entità del taglio che inciderà sul progetto: oltre 3 miliardi di euro.

Da precisare, tuttavia, che il taglio in questione si riferisce alle stime dello scorso maggio e non ai numeri reali dello scorso piano sessennale, ma resta importante capire come questo taglio significativo influenzerà il programma Erasmus+ nel 2021 e negli anni a venire.

Quantifichiamo i tagli

Il budget stanziato per il progetto Erasmus per il periodo 2021-2027 sarà di 21,2 miliardi di euro contro i 24,6 previsti nella bozza di maggio.

Comparandolo con il budget del periodo 2014-2020, scopriamo che in realtà c’è un aumento di 14,7 miliardi di euro.

Questo dato dice che il programma Erasmus+ funziona e i vantaggi superano gli svantaggi. Per citarne uno, gli studenti che partecipano al programma Erasmus+ trovano lavoro più facilmente rispetto a chi invece decide di non partire.

Proprio per questo motivo, i parlamentari europei hanno chiesto un chiarimento in merito, poiché la maggioranza aveva già fatto presente al Consiglio la necessità di maggiori investimenti nel campo delle politiche per i giovani, mentre questo taglio sembra andare in un’altra direzione.

Cosa significa per il progetto?

Innanzitutto, un taglio del genere incide innanzitutto sulle persone che possono partecipare al programma di mobilità.

Nello scenario migliore i progetti avranno una durata inferiore al previsto, in quello peggiore qualcuno verrà inevitabilmente lasciato fuori.

Non sappiamo in quale area del progetto questa spending review avrà un impatto maggiore, ma è probabile che gli importi coperti attraverso le borse di studio siano inferiori rispetto alle previsioni.

Questo si traduce in una penalizzazione per gli studenti che hanno un reddito medio-basso e che in questo modo avranno minori possibilità di accedere al programma.

Per quanto riguarda l’organizzazione, istituti superiori e atenei dovranno ottimizzare al massimo il budget. Naturalmente, noi di Sagitter Training possiamo offrire aiuto in questo, con la nostra lunga esperienza.

Un altro proposito che probabilmente dovrà essere rimandato è quello della transizione ecologica: uno degli obiettivi del programma è quello di contribuire a ridurre le emissioni dovute ai viaggi offrendo maggiori coperture per i viaggi in treno, di solito più costosi di quelli in aereo.

Il post-pandemia

La recente pandemia, come dicevamo, ha stravolto le carte in tavola. Alla luce di ciò e delle riduzioni di budget prospettate, sarà probabilmente più frequente assistere a progetti che adottano soluzioni ibride tra reale e virtuale.

In tal senso, questa estate abbiamo fatto dei piccoli esperimenti con la nostra London Digital Summer School, ottenendo una buona risposta dai partecipanti.

Che sia il preludio a un nuovo modello di esperienza Erasmus?

Chiaramente l’esperienza virtuale non sostituirà mai quella reale del viaggio in un altro Paese, ma siamo più che sicuri che l’UE non pianifica di sostituire la prima con la seconda.

Cosa ne pensi? Credi che il Recovery Fund penalizzi l’Erasmus? Lascia la tua opinione nei commenti.

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