Ora che la situazione è meglio delineata e le attività sono quasi tutte in fase di ripresa, anche l’istruzione sta mettendo in moto il suo piano di continuità in tutta Europa attraverso i progetti comunitari, a dispetto della situazione di qualche mese fa, in cui sembrava che COVID-19 ed Erasmus+ fossero destinati a non coesistere.

I mesi di lockdown hanno interrotto prematuramente i progetti Erasmus in corso e alcuni studenti e insegnanti sono stati costretti per qualche tempo a rimanere in quarantena nei Paesi ospitanti.

Per il prossimo anno accademico, invece, la Commissione Europea non pianifica nessuno stop delle attività. Tuttavia, visti i tempi incerti, è necessario che qualche cambiamento nella modalità in cui si svolge il programma avvenga da subito.

Molti studenti e docenti hanno atteso la fine dell’estate e l’inizio dell’anno accademico per partire, ma la verità è che la situazione è ancora molto incerta. È proprio questo il motivo, però, che fa del 2021 un anno rivoluzionario per il Erasmus+, con la sperimentazione di una nuova modalità: la mobilità ibrida.

Cos’è la mobilità ibrida

Durante il lockdown della prima parte dell’anno abbiamo scoperto che molte delle attività che prima pensavamo di poter svolgere solo spostandoci fisicamente in un luogo, possono essere svolte anche in forma virtuale.

È ciò che abbiamo fatto noi quest’estate, per esempio, con la London Digital Summer School.

Naturalmente non sarà la stessa cosa, talvolta si avrà l’impressione di vivere una riduzione in scala degli eventi, ma ciò che resta intatto è sicuramente il vantaggio di aver studiato in un contesto diverso dal proprio.

La mobilità ibrida fa proprio questo: offre un periodo di studio virtuale, da svolgere nel proprio Paese di residenza, per poi trasferirsi all’estero per il regolare periodo di mobilità, che resta comunque obbligatorio.

Tuttavia, resta comunque uno scenario spiacevole in cui si potrebbe essere forzati a continuare a seguire le lezioni da casa anche dopo la partenza, con visite sporadiche all’ateneo, a seconda delle politiche sanitarie del Paese ospitante.

La relazione tra COVID-19 ed Erasmus+ resta difficile, ma possibile.

Cosa cambia per le borse di studio

Sappiamo che una delle domande principali che si pongono i potenziali partecipanti è: le borse di studio verranno erogate anche in mobilità ibrida?

La risposta è: dipende.

Durante il periodo di sola didattica virtuale, non verrà erogato alcun contributo, poiché la Commissione Europea ha valutato che durante tale periodo l’attività di studio potrebbe e dovrebbe essere sostenuta senza costi aggiuntivi.

Una volta iniziato il periodo all’estero, tuttavia, i fondi delle borse di studio vengono erogati come di consueto.

Inoltre, la borsa di studio viene concessa anche nei casi in cui si studia da remoto ma si soggiorna all’estero, dunque qualora lo studente sia costretto a seguire le lezioni da remoto, potrà comunque coprire parte delle spese domestiche con i contributi economici ricevuti.

Qualora non sia possibile partire, prevale la clausola di forza maggiore, dunque nessuna penale potrà essere inflitta a chi non parte.

Le candidature stanno arrivando?

Stando al Sole 24 Ore, in Lombardia e in Lazio ci sarebbe un vero e proprio boom di candidature: oltre 14mila domande in Lombardia, quindi un aumento dell’8,4% rispetto allo scorso anno, con il Politecnico in testa grazie all’aumento del 17% delle candidature, mentre a Roma la LUISS ha visto un aumento del 15,7% delle candidature.

Un segnale molto importante, che dice che tra restare a casa per il rischio di COVID-19 ed Erasmus, gli studenti italiani sceglieranno sempre una delle esperienze più importanti della propria vita.

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