Da Gennaio 2021 la Brexit è intervenuta con decisione nei rapporti tra il Regno Unito e l’Europa, modificando totalmente  il programma Erasmus+.

Torniamo un po’ indietro. Nel marzo 2019, il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo avevano redatto un Regolamento atto a evitare l’interruzione delle attività di mobilità per l’apprendimento di Erasmus+, che coinvolgono il Regno Unito, dal momento in cui avrebbe lasciato l’UE.

Il regolamento di emergenza, agli atti, garantisce che le persone che si trovano all’estero per seguire un’attività finanziata da Erasmus+ non vedranno interrompersi il loro periodo di mobilità fino al giorno in cui il Regno Unito avrebbe definitivamente lasciato l’Unione Europea. Tali misure si applicheranno fino a quando tutte le attività di mobilità per l’apprendimento Erasmus+, iniziate prima della fine del 2020, saranno concluse, tenendo conto che tali attività hanno una durata massima di 12 mesi.

Infatti, sulla base dell’articolo 138 dell’accordo di recesso, i soggetti giuridici con sede nel Regno Unito continueranno a essere pienamente ammessi a partecipare e a ricevere finanziamenti nell’ambito degli attuali programmi dell’UE, compresi Erasmus+ e il Corpo Europeo di Solidarietà, come se il Regno Unito fosse uno Stato membro, fino al completamento di tali programmi.

Quindi tutto normale?

No. Nel dicembre 2020 tutti gli accordi presi in precedenza vengono stravolti: il governo britannico e l’Unione Europea hanno annunciato la cancellazione del programma, reciproca, a partire da gennaio 2021.

Il Regno Unito ha deciso di non partecipare più al programma Erasmus+ e quindi le trattative sono state interrotte definitivamente.

Il premier britannico Boris Johnson ha dichiarato che le scelte che hanno portato a interrompere gli accordi col programma sono di natura economica, difatti il programma attivo avrebbe causato uno svantaggio finanziario per il Paese.

Pertanto, i circa 15.000 studenti britannici all’anno in mobilità verso altri Stati europei, non potranno più studiare nelle università europee con i finanziamenti Erasmus+ a partire dal 2021 e nemmeno gli studenti dell’UE potranno recarsi nel Regno Unito servendosi di tale programma.

L’UE aveva offerto alla Gran Bretagna l’accesso al programma per sette anni, in cambio di una tassa che sarebbe stata calcolata sulla base del PIL, tuttavia l’interesse maggiore per i britannici era la partecipazione alle attività di istruzione superiore, come lo scambio di buone pratiche da parte dei manager universitari, che avrebbe permesso alla Gran Bretagna di risparmiare il denaro dei contribuenti.

L’alternativa

Come piano sostitutivo, il primo ministro britannico ha proposto un nuovo programma, anche se i dettagli, ad oggi, non sono del tutto chiari. Johnson ha confermato l’intenzione di lanciare un programma nazionale per aiutare gli studenti britannici a entrare e uscire dall’Europa. Si chiamerà Turing Scheme, dal nome del matematico Alan Turing, che consentirà agli studenti del Regno Unito di studiare non solo nelle università europee, ma anche nelle migliori università del mondo, come aviene con il programma Erasmus Mundus.

Infatti nel dicembre 2020 il governo britannico ha annunciato il finanziamento di 100 milioni di sterline all’anno per consentire, a un massimo di 35.000 studenti del Regno Unito, in particolare quelli provenienti da ambienti svantaggiati, di studiare all’estero in tutto il mondo, o di intraprendere tirocini, a partire da settembre 2021.

Conclusioni

In breve: nessuno di coloro i quali sono attualmente in Gran Bretagna o i britannici che si trovano in Erasmus in Europa interromperà gli studi anticipatamente e i beneficiari del Regno Unito potranno continuare a usufruire delle sovvenzioni fino alla loro scadenza, cioè fino alla conclusione dei progetti o fino all’esaurimento dei fondi.

Da gennaio 2021 gli studenti non possono più beneficiare delle agevolazioni economiche sovvenzionate dal programma Erasmus+.

Una delle conseguenze per gli studenti europei che vorranno studiare nel Regno Unito sarà il dover richiedere il visto e pagare rette universitarie molto più salate, in quanto sprovvisti di agevolazioni.

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